“Trasformare un problema in opportunità significa assumersi una responsabilità verso l’intera comunità regionale.
Il progetto filiera cinghiale sta dimostrando che la Basilicata può governare un’emergenza ambientale e trasformarla in lavoro, sviluppo e sostenibilità”.
Lo ha dichiarato l’assessore alle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali della Regione Basilicata, Carmine Cicala, in occasione dell’avvio del corso di abilitazione al controllo della specie cinghiale con specifica formazione in materia di biosicurezza che si svolge a San Brancato di Sant’Arcangelo, organizzato dall’Ufficio Politiche Ittiche Venatorie in collaborazione con l’ATC n. 3.
La giornata formativa rappresenta un passaggio strategico nel rafforzamento della rete dei bioselettori, i cacciatori autorizzati al controllo della specie durante l’intero anno.
Su circa 5.350 cacciatori residenti autorizzati per la stagione venatoria in corso, risultano già formati al controllo della specie circa 1.700 operatori.
Con il corso odierno, che coinvolge circa 150 cacciatori provenienti da tutta la Basilicata, questo numero è destinato ad aumentare ulteriormente, con l’obiettivo di ampliare progressivamente la platea degli abilitati e consentire a tutti coloro che lo desiderano di contribuire attivamente alla gestione sostenibile della fauna selvatica.
“Il mondo venatorio – ha proseguito Cicala – è il primo pilastro della filiera regionale del cinghiale.
Senza il contributo responsabile dei cacciatori, non sarebbe possibile strutturare un sistema che oggi non si limita al contenimento, ma genera valore economico e tutela ambientale”.
A distanza di circa nove mesi dall’avvio operativo della filiera, i risultati sono concreti: al 31 gennaio 2026 i capi conferiti in filiera sono circa 6 mila, rinvenienti dal territorio lucano.
Un dato destinato ad aumentare anche alla luce del superamento delle prime fasi di avvio controllato e della cessazione, nel mese di dicembre, delle principali restrizioni legate alla Peste Suina Africana in diverse aree del territorio regionale.
L’estensione della possibilità di intervento sull’intero territorio regionale rappresenta infatti un ulteriore elemento di rafforzamento del progetto.
La filiera regionale – che comprende l’abbattimento, i 17 centri di raccolta attivi, il trasporto, la lavorazione e la trasformazione delle carni presso il centro di Tito – ha già avviato la produzione e commercializzazione di prodotti trasformati a marchio lucano, distribuiti anche in altre regioni italiane.
Un modello organizzato che converte un’emergenza ambientale in opportunità economica per imprese, territori e aree interne.
Parallelamente, prosegue il lavoro di adeguamento normativo e tecnico con la predisposizione del Piano di controllo per l’installazione di sistemi di cattura nei centri urbani, che sarà sottoposto alla validazione dell’ISPRA , e con il servizio di gestione e trasporto delle carcasse derivanti da sinistri stradali, a tutela della sicurezza pubblica.
“Questo progetto – ha concluso Cicala – non riguarda solo il mondo agricolo o quello venatorio. Riguarda la sicurezza dei cittadini, la tutela delle produzioni agricole, l’equilibrio ambientale e nuove opportunità di reddito per le aree interne.
A chiusura del primo anno di attività faremo un punto complessivo in conferenza stampa e lavoreremo alla definizione di un protocollo di intesa con i parchi regionali e nazionali, le associazioni di categoria e gli ATC, per consolidare e rendere strutturale questo modello”.
L’assessore ha infine rivolto un ringraziamento agli uffici regionali, all’ATC n. 3, al mondo venatorio lucano, ai cacciatori partecipanti al corso e all’Amministrazione comunale ospitante per la collaborazione e il contributo operativo.

































