Facoltà di Medicina in Basilicata: “corso che rischia di essere talmente oneroso dal punto di vista economico da far collassare l’intero sistema universitario lucano”

“Il dibattito sull’istituzione del corso di laurea in medicina e chirurgia all’Università di Basilicata continua a svolgersi in modo approssimativo e propagandistico, al di fuori di valutazioni che attengono non solo alla fattibilità, ma soprattutto alla sostenibilità e alle potenziali ricadute dentro un chiaro e conoscibile piano di fattibilità”.

A sostenerlo in una nota è il Segretario generale Cgil Basilicata, Angelo Summa, che prosegue:

“Non si tratta di ridurre la discussione all’essere o meno favorevoli, ma di affrontare una questione complessa come questa con elementi di chiarezza e trasparenza e soprattutto all’interno del confronto istituzionale

. Si tratta, quindi, di una questione di metodo che inerisce ai luoghi della discussione e agli interlocutori coinvolti.

Va chiarito con grande chiarezza quali saranno le fonti di finanziamento di tale facoltà.

Un corso di laurea in medicina richiede investimenti e interventi infrastrutturali, laboratori, aule, personale tecnico amministrativo, corpo docente che necessitano di finanziamenti consistenti e pluriennali.

Ecco perché, se non ponderato, rischia di essere talmente oneroso dal punto di vista economico da far collassare l’intero sistema universitario lucano, già messo a dura prova dai continui tagli al fondo di finanziamento ordinario.

Va inoltre chiarito che l’istituzione della facoltà di medicina non sottrarrà risorse all’attuale fondo sanitario regionale, già sotto finanziato negli anni, tanto da mettere a rischio la tenuta dell’intero sistema sanitario regionale. Non è di secondaria importanza, infine, la scelta dell’Ateneo con il quale l’Unibas pensa di convenzionarsi.

Sono tutti aspetti che dovrebbero essere discussi con estrema chiarezza e trasparenza, senza semplificazioni e slogan approssimativi: una questione di tale importanza deve essere riportata nelle sedi giuste, in un confronto aperto e soprattutto con chiare evidenze di merito rispetto alla qualificazione di cui beneficerebbe il sistema universitario e il sistema sanitario regionale con l’istituzione di tale corso di laurea.

Solo esplorando tutti gli aspetti relativi a risorse, fattibilità e reali ricadute si potrà scongiurare e sgombrare il campo da scelte riconducibili a interessi che poco hanno a che fare con il futuro del nostro del nostro Ateneo e della nostra sanità”.

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