Circa 10 milioni di barili di petrolio in meno.
Il governo Meloni corre ai ripari sul dossier energetico e adotta misure straordinarie per mitigare gli effetti del conflitto in Medio Oriente.
La guerra in Iran non conosce tregua e i prezzi delle materie prime sul mercato globale continuano a essere elevati.
Venerdì 27 marzo, si apprende da today, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto ha firmato un decreto che dispone, a partire da mercoledì 1° aprile e fino a martedì 30 giugno una “riduzione temporanea delle scorte petrolifere di sicurezza”.
In particolare si tratta di una formalizzazione dell’impegno assunto tra i Paesi membri dell’Agenzia internazionale per l’energia (Aie) per contribuire alla stabilizzazione dei mercati energetici internazionali.
“Con questo contributo di solidarietà l’Italia fa la sua parte.
La sicurezza energetica resta una priorità assoluta: per questo la riduzione delle scorte avviene in pieno coordinamento con i partner europei e con le organizzazioni internazionali competenti, e sarà seguita da un percorso di ricostituzione coerente con le decisioni condivise a livello Ue e Iea”, ha chiarito Pichetto.
Lo scorso 13 marzo la Commissione europea ha detto che gli Stati membri, al momento, non osservano rischi sulla sicurezza degli approvvigionamenti.
In realtà, il Medio Oriente non è cruciale nelle importazioni di petrolio in Italia.
Il nostro Paese importa circa 45 milioni di tonnellate di greggio all’anno da una serie di Paesi fornitori, come Libia, Azerbaigian, Stati Uniti, Kazakistan e Iraq.
Le scorte sono ancora a un buon livello, dopo che il Ministero dell’Ambiente ha deciso il rilascio delle riserve concordate con l’Aie.
Secondo un aggiornamento che risale al 13 marzo le scorte di petrolio italiane ammontano a circa 87 milioni di barili.
Al momento la scarsità non sembra destare preoccupazione: i timori maggiori infatti sono legati ai prezzi (galoppanti) del greggio.

































