Coronavirus, emergenza in Basilicata: serve un fondo per chi non può accedere alle compensazioni nazionali! La richiesta

Evidenziando la richiesta della Conferenza delle Regioni dell’istituzione di un “fondo” da assegnare alle Regioni, interessate da sospensioni, limitazioni e chiusure delle attività, affinché possa essere utilizzato per politiche integrative a quelle nazionali verso soggetti, pur coinvolti nelle restrizioni, che non possono accedere alle compensazioni nazionali (ad esempio: per specifici territori, non rientranti nella griglia dei codici Ateco; per particolari categorie economiche), sostiene l’assessore alle Attività Produttive, Francesco Cupparo:

“Le più recenti misure del Governo sull’emergenza sanitaria non possono essere disgiunte da compensazioni sia economiche che sociali per i settori più colpiti che devono essere emanate contemporaneamente alle misure restrittive.

Questa posizione della Conferenza delle Regioni è parte integrante della strategia che la Giunta regionale della Basilicata si è data dall’inizio della diffusione della pandemia con gli Avvisi pubblici rivolti ad imprese e cittadini.

Di qui la necessità che sosteniamo di stabilire da parte del Governo non solo il ristoro e la sua entità ma anche tempi certi e brevissimi per l’erogazione delle risorse.

Proprio per aumentare le risorse a disposizione per l’emergenza, senza aumentare l’impatto sull’indebitamento netto, con l’obiettivo di contribuire ad integrare il programma di ristori per le categorie soggette a restrizioni le Regioni ripropongono un contributo per la riduzione del debito per le Regioni a statuto ordinario per l’anno 2020 che liberi spazi finanziari.

Per la Basilicata la quota prevista dall’emendamento ammonta a 6,2 Milioni di euro.

Questa richiesta è ancor più supportata dal fatto che l’incremento di risorse messe a disposizione per gli interventi previsti sembra circoscritto alle sole ‘zone rosse’, non prendendo in considerazione il ristoro delle restrizioni delle altre zone.

Inoltre, riguardo alle norme del provvedimento del Governo, le Regioni evidenziano, in particolare, tenuto conto del protrarsi dell’emergenza epidemiologica, che è necessario aggiornare i parametri di raffronto per calcolare i minori ricavi delle imprese in quanto risultano completamente escluse dai ristori le imprese aperte nel 2020 (start – up, le più promettenti anche per la ripresa economica), così pure è necessario tutelare, con l’erogazione della cassa integrazione, le nuove assunzioni effettuate nel 2020 e i collaboratori senza partita IVA (autonomi occasionali) oltreché salvaguardare sul versante della tassazione le indennità erogate dalle Regioni tramite la riprogrammazione fondi Ue.

Il recente rapporto Svimez che assegna alla nostra regione il primato negativo del crollo del PIL nell’anno del Covid-19 (meno 12,9%) vicino solo a quello del Veneto (-12,4%) è un ulteriore campanello d’allarme sugli effetti pesanti della pandemia sull’economia regionale.

Anche se la stessa Svimez prevede nel 2021 una prima ripresa del Pil lucano (più 2,4%) in questa fase non si può che pensare a programmare ulteriori e più cospicue misure di ristoro ed aiuto alle piccole e medie imprese che sono la grande maggioranza del tessuto imprenditoriale della nostra regione, insieme a quelle da destinare a lavoratori autonomi e liberi professionisti.

L’emendamento della Conferenza delle Regioni, in particolare, introduce un contributo una tantum per i mesi di Novembre e Dicembre pari a 1.000 euro per i professionisti, lavoratori titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, lavoratori autonomi iscritti alle gestioni speciali dell’Ago, ai lavoratori dipendenti stagionali del settore del turismo e degli stabilimenti termali, su tutto il territorio nazionale.

Per tutte queste ragioni l’iniziativa incalzante delle Regioni nei confronti del Governo e del Parlamento ha per noi una rilevanza maggiore.

Non sottovalutiamo che il mezzogiorno è vittima di una crisi cronica, con la recessione dovuta all’epidemia di coronavirus che è andata a colpire un tessuto economico che non era ancora riuscito a raggiungere i livelli occupazionali e produttivi precedenti alla crisi del 2008 e che le fasce della popolazione più fragili sono sempre i giovani e le donne”.

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