Addio al cambio dell’ora: alla Camera via libera all’iter per valutare l’ora legale permanente

L’Italia torna a discutere dell’ora legale permanente proprio mentre si avvicina il cambio delle lancette del 29 marzo, che nell’immediato porterà a un’ora di sonno in meno ma che poi regalerà un’ora di luce in più ogni giorno.

La questione è diventata concreta, fa sapere quifinanza: l’11 marzo alla Camera la Commissione Attività Produttive ha dato il via a un’indagine conoscitiva per valutare impatti energetici, economici e ambientali dell’ora legale fissa.

Prima di addentrarci nelle disquisizioni, ricordiamo che il cambio dell’ora legale 2026 si applica nella notte tra sabato 28 e domenica 29 marzo: le lancette si spostano avanti di un’ora e le 2 di notte diventano le 3.

L’obiettivo è capire se mantenere l’ora legale tutto l’anno possa diventare una soluzione contro il caro bollette e le emissioni inquinanti per risparmiare energia.

Il tema non è nuovo, ma torna centralissimo oggi che l’Ue ha la consapevolezza che la crisi da episodica è diventata strutturale dopo la pandemia, la guerra in Ucraina, la guerra Israele-Hamas e, da ultimo, la guerra in Iran.

La proposta è sostenuta da Sima (Società Italiana di Medicina Ambientale), Consumerismo No Profit e dal deputato Andrea Barabotti (Lega) e punta a eliminare per sempre il cambio d’ora stagionale.

Secondo i promotori mantenere l’ora legale per tutto l’anno consentirebbe:

  • risparmi economici rilevanti sulle bollette;
  • riduzione dei consumi energetici;
  • benefici per salute e sicurezza.

L’indagine parlamentare dovrà fornire una base scientifica e tecnica per eventuali decisioni legislative.

L’ora legale in Italia nasce nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, come misura di risparmio energetico.

Dopo diverse interruzioni, è stata stabilizzata nel 1966. Ora, nel 2026, si avvia l’iter per cercare di capire la convenienza di una eventuale ora legale permanente.

I dati disponibili rafforzano l’interesse. Secondo Terna: tra il 2004 e il 2025 il risparmio è stato di oltre 12 miliardi di kWh pari a circa 2,3 miliardi di euro.

Le stime più recenti indicano che con l’ora legale permanente si potrebbero risparmiare ogni anno:

  • circa 720 milioni di kWh;
  • fino a 180 milioni di euro.

A questo si aggiunge un impatto ambientale significativo, con una riduzione delle emissioni di CO2 stimata tra 160.000 e 200.000 tonnellate annue.

L’indagine conoscitiva avviata dalla Commissione Attività Produttive si concluderà entro il 30 giugno. Nel frattempo saranno organizzate audizioni con:

  • istituzioni nazionali ed europee;
  • Autorità indipendenti;
  • associazioni di categoria;
  • consumatori;
  • esperti accademici e centri di ricerca.

L’obiettivo è costruire un quadro completo per valutare benefici e criticità della misura prima di un eventuale intervento legislativo.

L’adozione dell’ora legale permanente potrebbe avere ricadute trasversali:

  • energia e bollette – meno consumo nelle ore serali grazie a una maggiore luce naturale;
  • commercio e turismo – giornate più lunghe favorirebbero attività economiche soprattutto nei settori retail, ristorazione e turismo;
    sicurezza – più luce nelle ore serali potrebbe ridurre incidenti e reati predatori;
  • salute – secondo diversi studi eliminare il cambio d’ora eviterebbe alterazioni del ritmo circadiano migliorando sonno e benessere generale.

Nel 2019 il Parlamento Ue aveva approvato una proposta per lasciare libertà agli Stati membri, ma senza una decisione definitiva.

L’Italia potrebbe quindi muoversi autonomamente ma se il resto dell’Unione restasse ferma sull’argomento potrebbero crearsi gravi disallineamenti tra Paesi.