L’Unione europea ha pubblicato nella propria Gazzetta Ufficiale una nuova direttiva che riguarda gli acquisti online.
Le nuove regole, che dovranno essere adottate dagli Stati membri, puntano a favorire la risoluzione rapida delle controversie che sempre più spesso emergono nell’e-commerce, anche tra aziende e consumatori che non si trovano nello stesso Paese.
Al centro della nuova direttiva ci saranno fa sapere quifinanza le cosiddette procedure Adr (Alternative Dispute Resolution, risoluzione alternativa delle controversie), che puntano a velocizzare i reclami senza ricorrere ai tribunali ordinari, in modo da ridurre le tempistiche e non oberare la giustizia con centinaia di piccoli contenziosi.
Le nuove regole europee modificano le direttive 2015/2302, 2019/2161 e 2020/1828, e intervengono sul superamento della piattaforma europea Odr per la gestione delle liti online.
Le procedure Adr saranno modificate in due modi.
Per prima cosa gli Stati dovranno potenziare i meccanismi automatici degli organi che si occupano di queste procedure, garantendo però precise tutele ai consumatori.
Chi acquista potrà infatti sempre richiedere che la procedura sia esaminata da una persona fisica, mentre entrambe le parti andranno sempre informate in anticipo del ricorso agli strumenti automatici delle Adr.
L’altra importante modifica alle Adr è l’estensione del loro raggio d’azione. Queste procedure potranno essere utilizzate anche nel caso in cui coinvolgano aziende o entità di Paesi terzi, esterni all’Ue.
L’unica condizione è che il consumatore abbia la propria residenza in Unione europea.
L’Adr si applicherà inoltre a tutte le obbligazioni che emergono prima e dopo la stipula del contratto d’acquisto.
La nuova direttiva europea affronta inoltre due questioni che sono emerse negli ultimi anni per gli acquisti sul web.
La prima riguarda l’acquisto di servizi immateriali attraverso i dati personali.
Molto spesso applicazioni e siti internet permettono di usufruire di un servizio senza transazioni in denaro, ma in cambio dell’utilizzo dei dati dell’utente a fini commerciali.
Questa pratica, ai fini dei reclami, sarà equiparata al pagamento in denaro.
Inoltre, le nuove regole permetteranno un ricorso più semplice al raggruppamento dei casi.
In questo modo controversie simili, come quelle che emergono spesso nel settore dei trasporti o in quello turistico, potranno essere risolte attraverso un’unica procedura, riducendo la burocrazia e accorciando i tempi per le società e per i consumatori.
Proprio le tempistiche sono un altro ambito di intervento della nuova direttiva europea.
In generale, l’adesione alla procedura dovrà essere comunicata al consumatore entro 20 giorni lavorativi.
Termine che aumenterà a 30 soltanto in caso di controversie particolarmente complesse.
La nuova direttiva Ue si è resa necessaria a causa di un aumento molto consistente degli acquisti online.
Secondo i dati Eurostat, in Italia oltre il 53% dei consumatori ha effettuato un acquisto tramite e-commerce nel 2024 e il nostro Paese è ancora relativamente indietro su questo tema rispetto ad altri.
La media europea è al 71,8%, con picchi di oltre il 94% in Danimarca, Paesi Bassi e Irlanda.
L’aumento degli acquisti ha portato anche a un aumento delle controversie.
I dati del Quadro europeo di valutazione segnalano che un quarto degli utenti ha incontrato problemi negli acquisti online tali da richiedere un reclamo.
Spesso però le procedure amministrative necessarie a inoltrarlo fanno desistere i consumatori. La nuova direttiva punta proprio a limitare questo fenomeno, rendendo i reclami più immediati.
































