Se l’acqua è il presupposto della vita, per l’agricoltura rappresenta sempre più una condizione essenziale di sopravvivenza economica, competitività e futuro.
È da questa consapevolezza che Agriworld Expo 2026 consegna il significato più profondo della sua terza edizione: trasformare la crescente fragilità dei territori di fronte alla crisi climatica in una responsabilità condivisa, capace di generare innovazione, nuove competenze e soluzioni concrete.
Il tema “Terre Assetate. Agricoltura e futuro: alleanze strategiche per affrontare le nuove sfide” ha accompagnato le giornate di confronto nel Campus di Arcavacata dell’Università della Calabria, mettendo al centro una questione che riguarda da vicino le regioni del Mezzogiorno e l’intero bacino mediterraneo: come garantire acqua alle produzioni agricole, tutelando al tempo stesso gli ecosistemi e la sostenibilità delle attività produttive.
Ideata e promossa dall’associazione ITEA – Foundation for Innovation, Tourism, Energy & Agriculture, rappresentata da Donato Lisanti e Antonio Bruno, Agriworld Expo ha consolidato la propria identità di format dedicato all’incontro tra saperi, esperienze e prospettive di sviluppo: non soltanto un appuntamento di approfondimento, ma una piattaforma di connessione tra università, amministrazioni, enti tecnici, organizzazioni professionali, imprese e territori, nella quale i temi dell’agricoltura vengono affrontati attraverso prospettive scientifiche, tecnologiche, economiche, ambientali e sociali.
Il valore del format risiede proprio nella possibilità di avvicinare elaborazione teorica e applicazione sul campo, favorendo il trasferimento della conoscenza e la diffusione delle buone pratiche.
La conferenza ha posto le basi del confronto, richiamando il ruolo dell’agricoltura nelle trasformazioni contemporanee e la necessità di costruire alleanze capaci di rispondere a sfide che nessun soggetto può affrontare isolatamente.
Il contributo del sistema universitario e della ricerca ha evidenziato l’importanza di collegare conoscenza scientifica, formazione, innovazione e trasferimento tecnologico alle necessità delle aziende e delle comunità rurali. In questo quadro, la resilienza dei sistemi agricoli non riguarda soltanto la capacità di mantenere le produzioni, ma anche quella di preservare suoli, ecosistemi, sicurezza alimentare e tenuta economica dei territori.
La crisi idrica è stata ricondotta a una questione strutturale: non è sufficiente chiedersi quanta acqua sia disponibile, occorre sapere dove si trova, come viene distribuita, quanta se ne disperde e come possa essere utilizzata con maggiore efficienza.
Modernizzazione delle reti irrigue, riduzione delle perdite, manutenzione delle infrastrutture, sistemi di accumulo, pianificazione dei prelievi e monitoraggio delle disponibilità sono componenti indispensabili di una strategia di lungo periodo. A queste si affiancano la tutela della fertilità del suolo, la conservazione dell’umidità, la scelta di colture e varietà più adatte alle condizioni climatiche e l’adozione di pratiche agronomiche capaci di contenere i consumi.
Il contributo di Marco Arcieri, presidente della ICID (International Commission on Irrigation and Drainage) e funzionario del Ministero dell’Ambiente, ha inserito la questione dell’acqua in una prospettiva internazionale, mettendo in evidenza il valore della pianificazione, dell’efficienza irrigua e della cooperazione nella gestione delle risorse.
In uno scenario di crescente pressione idrica, la sicurezza alimentare dipende anche dalla capacità di rendere più razionale l’uso dell’acqua, migliorare i sistemi di irrigazione e integrare le decisioni aziendali con politiche e infrastrutture adeguate.
Le tecnologie possono offrire un contributo decisivo quando sono orientate a problemi concreti.
Agricoltura di precisione, sensori per il monitoraggio dell’umidità del terreno, centraline meteorologiche, sistemi digitali di supporto alle decisioni e tecniche irrigue localizzate consentono di calibrare gli interventi sui fabbisogni effettivi delle colture.
L’obiettivo è passare da una gestione basata prevalentemente su calendari prestabiliti a un approccio informato dai dati, nel quale quantità e tempi dell’irrigazione siano determinati dalle condizioni reali del suolo, delle piante e dell’ambiente.
Un ulteriore orizzonte è quello dell’osservazione della Terra.
Lorenzo De Simone, Technical Adviser della FAO, ha portato al centro del programma il ruolo dei dati geospaziali e delle tecnologie satellitari nel monitoraggio agricolo e nella previsione dei raccolti: integrate con informazioni meteorologiche, rilevazioni locali e conoscenze agronomiche, queste risorse possono contribuire a individuare situazioni di stress idrico, osservare l’evoluzione delle colture e supportare decisioni più tempestive sulla gestione delle risorse naturali. Perché tali strumenti siano accessibili anche alle piccole e medie imprese, resta fondamentale accompagnarli con competenze, consulenza e servizi di supporto.
Accanto alla digitalizzazione, il confronto ha aperto lo sguardo alla ricerca applicata, alle nanotecnologie in agronomia e alle soluzioni capaci di coniugare efficacia, sicurezza, sostenibilità ambientale e convenienza economica.
Il punto non è introdurre tecnologia fine a sé stessa, ma selezionare e trasferire strumenti che riducano gli sprechi e migliorino la capacità di adattamento delle aziende. In questo percorso assumono rilievo anche i sistemi AKIS, che favoriscono la circolazione delle conoscenze tra ricerca, consulenza, formazione e imprese, e gli strumenti di sostegno agli investimenti e all’innovazione agricola.
Il programma ha inoltre collegato innovazione e sviluppo delle aree interne. Federico Laudazi, responsabile Agribusiness Italia di Ferrero Hazelnut Company, ha portato l’attenzione sul valore della condivisione delle competenze attraverso l’esperienza dell’Hazelnut Agronomy Program: un esempio di come il trasferimento di conoscenze e l’innovazione agronomica possano sostenere una filiera, rafforzare le professionalità e generare opportunità per i territori rurali.
Un tema che si lega fortemente alla necessità di costruire percorsi di crescita che mettano in relazione imprese, comunità, formazione e investimenti, contrastando fragilità economica e spopolamento.
Nel seminario dedicato alla Strategia nazionale per le aree interne, il contributo di Giuseppe Coduto, presidente di IAPEG e direttore scientifico del Centro Studi E.Di.Ma.S. ETS, ha richiamato il nesso tra sicurezza, prevenzione e resilienza territoriale.
La capacità di affrontare emergenze e criticità non si costruisce soltanto nel momento in cui si manifesta una crisi: richiede preparazione, coordinamento, competenze e comunità in grado di organizzarsi.
È un indirizzo che riguarda anche i territori rurali, dove la continuità dei servizi, la protezione delle persone e delle attività produttive e la cooperazione tra istituzioni sono elementi essenziali per la tenuta sociale ed economica.
La prospettiva delle aree interne ha trovato spazio anche attraverso Agriworld On Tour – Viaggio nell’Italia Rurale, il format che racconta comunità, imprese, amministratori ed esperienze capaci di generare valore attraverso l’agricoltura. Tra le storie presentate, quella di Senatore Vini a Cirò Marina ha evidenziato il legame tra tradizione vitivinicola, qualità, investimenti ed enoturismo; l’esperienza di Fattoria Pupo, a Camigliatello Silano, ha mostrato le opportunità della nuova imprenditoria agricola, della trasformazione e della vendita diretta dei frutti di bosco.
Il focus su Rotonda, nel Parco Nazionale del Pollino, ha valorizzato il ruolo dell’agricoltura e del turismo nella costruzione di una nuova idea di territorio, con il riconoscimento speciale al Comune, Capitale Rurale Italiana 2025. Il racconto ha intrecciato inoltre il contributo di competenze istituzionali e territoriali, confermando il ruolo di politiche pubbliche, investimenti e iniziativa imprenditoriale nel rafforzare le comunità rurali.
La seconda giornata ha approfondito l’uso efficiente delle risorse e il rapporto tra tecnologie, modelli produttivi e politiche pubbliche.
Il confronto ha ribadito che le soluzioni aziendali devono essere accompagnate da infrastrutture moderne, una governance coordinata della risorsa idrica e servizi capaci di tradurre ricerca e sperimentazione in strumenti utilizzabili: la gestione dell’acqua richiede collaborazione tra Regione, enti gestori, consorzi di bonifica, università, organismi di ricerca e organizzazioni agricole, affinché dati, investimenti e competenze convergano verso obiettivi condivisi.
Nel programma, coinvolgendo l’INAIL Calabria e l’INL di Cosenza in un confronto con i rappresentanti regionali di CIA – Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura, Copagri e Coldiretti, hanno trovato spazio anche la salute e la sicurezza del lavoro agricolo, considerate condizioni essenziali per la qualità e la competitività del settore: prevenzione, formazione, tutela della salute e rispetto delle regole devono accompagnare l’evoluzione tecnologica e organizzativa delle imprese, contribuendo a rendere le aziende più solide, responsabili e sostenibili. È una dimensione che completa il tema della resilienza: innovare significa anche migliorare le condizioni in cui si lavora e la capacità delle imprese di affrontare i cambiamenti.
Agriworld Talk ha infine dato voce alle esperienze d’impresa, mostrando come qualità, responsabilità ambientale, inclusione e innovazione possano tradursi in percorsi di sviluppo.
La cerimonia conclusiva ha assegnato il Premio Agricoltura Etica a Junceum – Fattoria Didattica e Sociale, il Premio Innovazione Rurale all’Azienda Agricola Garcea Francesco, il Premio Turismo Rurale a Fattoria Biò e il Premio Comune Rurale Virtuoso al Comune di Montegiordano. Le esperienze premiate raccontano modelli diversi: agricoltura sociale e inclusione, valorizzazione del sughero calabrese attraverso la collaborazione tra impresa e ricerca, integrazione tra produzione biologica e ospitalità rurale, e impegno delle amministrazioni nella valorizzazione dei territori.
La manifestazione conferma così che il futuro agricolo non si esaurisce nella dimensione produttiva. Il presidio delle aree rurali, il contrasto allo spopolamento, la formazione delle nuove generazioni, la sicurezza del lavoro e la valorizzazione delle identità locali sono parte integrante della resilienza dei territori. Per la Calabria, ciò significa mettere a sistema il potenziale agricolo e scientifico, rafforzare il trasferimento delle conoscenze e accompagnare le imprese nell’adozione di soluzioni sostenibili, senza perdere di vista le specificità dei contesti locali.
Il messaggio che la terza edizione di Agriworld Expo affida ai territori è chiaro: la siccità non si contrasta soltanto quando l’acqua manca, ma costruendo prima le condizioni per utilizzarla meglio, conservarla e proteggerla.
È in questa capacità di fare rete tra istituzioni, università, ricerca, professionisti e imprese che le Terre Assetate possono diventare il punto di partenza per nuove alleanze e per un’agricoltura più preparata alle sfide climatiche.

































