Agricoltura del Vulture-Melfese, Distretto G: “non basta portare l’acqua vicino ai terreni, Occorre capire quali produzioni vogliamo sostenere”. La proposta

«La discussione sul Distretto G dello schema idrico Basento-Bradano non può esaurirsi nella scelta, pure necessaria, di come sbloccare un’opera attesa da oltre vent’anni.

La vicenda ci pone davanti a una questione molto più ampia: quale agricoltura vogliamo costruire in Basilicata nei prossimi decenni e quali infrastrutture servono davvero per sostenerla».

Lo dichiara il consigliere regionale Roberto Cifarelli a margine della seduta della Terza Commissione consiliare, che ha ascoltato l’assessore regionale Pasquale Pepe, il presidente del Consorzio di Bonifica Giuseppe Pio Musacchio, la sindaca di Genzano Viviana Cervellino e i rappresentanti di CIA e Copagri sul Distretto G dello schema Basento-Bradano.

Prosegue Cifarelli:

«L’audizione di oggi ha ricostruito una vicenda lunga e complessa.

Il progetto originario interessava circa 13 mila ettari; la variante in diminuzione sulla quale si sta procedendo dovrebbe portare l’area servita a circa 5 mila ettari.

Comprendo l’esigenza di uscire da una situazione che si trascina da molti anni e di non perdere ulteriormente tempo e risorse.

Ma proprio una storia così lunga dovrebbe indurci a non fermarci alla sola soluzione tecnico-amministrativa».

«In questi anni sono cambiate molte cose: è cambiata l’agricoltura, sono cambiate le imprese, è cambiato il clima, sono cambiate la disponibilità e il valore della risorsa idrica.

Sono cambiati persino gli usi dei terreni.

Per questo la domanda non può essere soltanto come completare un’opera pensata oltre vent’anni fa, ma se quell’opera, e più in generale il sistema delle infrastrutture irrigue regionali, corrisponda ancora alle esigenze dell’agricoltura che vogliamo sviluppare».

Secondo Cifarelli, «non basta portare l’acqua vicino ai terreni.

Occorre capire quali produzioni vogliamo sostenere, come favorire un’agricoltura di qualità e capace di produrre reddito, come accompagnare la crescita dimensionale e imprenditoriale delle aziende, come organizzare trasformazione, logistica e commercializzazione e come utilizzare in maniera sostenibile una risorsa che sarà sempre più preziosa».

«Per questo credo sia arrivato il momento di promuovere una riflessione più ampia, che potrebbe assumere anche la forma di veri e propri Stati generali dell’agricoltura lucana.

Non l’ennesimo convegno, ma un percorso nel quale Regione, imprese agricole, organizzazioni professionali, Consorzio di Bonifica, ALSIA, Università, enti locali e soggetti della trasformazione e della commercializzazione possano costruire insieme una visione di medio e lungo periodo.

Dovremmo avere l’ambizione di chiederci come immaginiamo l’agricoltura lucana non soltanto tra cinque anni, ma tra venti, trenta o cinquant’anni.

Da questa visione dovrebbero discendere le scelte sulle infrastrutture idriche, sull’innovazione, sulla ricerca, sull’organizzazione delle filiere, sull’aggregazione delle imprese, sull’agroindustria e sull’utilizzo dei fondi europei.

Altrimenti rischiamo di continuare a programmare separatamente le opere e lo sviluppo agricolo, quando le due cose dovrebbero essere parte dello stesso disegno».

Ho apprezzato che l’assessore Pepe abbia condiviso in Commissione la necessità di affiancare al completamento degli interventi avviati da molti anni una verifica della loro effettiva utilità e una programmazione coerente con le esigenze attuali, impegnandosi anche a rappresentare all’assessore all’Agricoltura Cicala le questioni emerse oggi.

Il Distretto G può allora diventare un punto di partenza.

Non per riaprire all’infinito una vicenda amministrativa già troppo lunga, ma per evitare di affrontare allo stesso modo le scelte dei prossimi anni.

L’acqua è una delle grandi infrastrutture dell’agricoltura lucana.

Ma prima ancora delle opere dobbiamo sapere quale agricoltura quelle opere devono aiutare a crescere».