Taglio canone Rai da 90 a 70 euro, la proposta e il piano per finanziare la tv di Stato

Il canone Rai potrebbe scendere, ma il finanziamento complessivo al servizio pubblico non dovrebbe diminuire.

È questo il punto centrale dell’emendamento alla riforma della Rai presentato al Senato dai relatori Claudio Fazzone e Roberto Rosso, entrambi di Forza Italia.

La proposta, come fa sapere quifinanza, introduce un meccanismo di compensazione: se il gettito del canone dovesse ridursi, la Rai riceverebbe risorse pubbliche corrispondenti.

In questo modo, il taglio della tassa pagata dai cittadini non comporterebbe automaticamente un calo delle entrate per l’azienda.

Il tema è soprattutto finanziario. Una riduzione del canone può alleggerire il pagamento diretto in bolletta, ma se la differenza viene coperta dallo Stato il costo può spostarsi sulla fiscalità generale.

Oggi il valore del canone può essere modificato annualmente dal Governo.

Nel 2024 era stato ridotto da 90 a 70 euro e la Rai aveva ricevuto risorse aggiuntive, ma senza un automatismo stabile fissato dalla legge. L’emendamento punta a rendere strutturale questo principio.

In caso di riduzione del canone, dovrebbero essere trovate altre forme di finanziamento pubblico di pari importo per garantire continuità alla concessionaria del servizio pubblico.

Rosso ha collegato la proposta all’European Media Freedom Act, il regolamento europeo che richiede procedure di finanziamento basate su criteri trasparenti e risorse adeguate, sostenibili e prevedibili per i media di servizio pubblico.

La Lega, da tempo favorevole al taglio del canone, ha accolto positivamente l’apertura di Forza Italia.

I parlamentari del partito in Vigilanza Rai hanno parlato di una battaglia storica del Carroccio.

Allo stesso tempo, hanno precisato che la riduzione deve essere “reale, concreta e sostenibile”.

Secondo questa impostazione, il taglio dovrebbe passare anche da maggiore efficienza della Rai, contenimento dei costi e aumento delle entrate.

Il punto politico ed economico resta quindi capire se il taglio sarà finanziato da risparmi interni o da trasferimenti pubblici sostitutivi.

Le opposizioni contestano proprio il rischio di uno spostamento del costo.

Se il cittadino paga meno canone, ma lo Stato copre la differenza con altre risorse pubbliche, l’onere non scompare.

La senatrice M5S Barbara Floridia, ex presidente della Vigilanza Rai, ha definito la misura “un trucco”, sostenendo che “i soldi continueremo a metterli comunque noi”.

La proposta alternativa del Movimento 5 Stelle prevede l’abolizione del canone e un finanziamento collegato alla durata decennale del contratto di concessione, così da evitare una trattativa annuale sulle risorse.

Tre consiglieri di amministrazione Rai, Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale, hanno espresso perplessità sul meccanismo proposto.

Secondo la loro valutazione, il finanziamento della Rai rischierebbe di diventare più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze della finanza pubblica.

Il tema riguarda il rapporto tra risorse pubbliche, autonomia del servizio pubblico e stabilità dei finanziamenti. Il regolamento europeo indica la necessità di risorse prevedibili, ma il dibattito politico italiano verte su quale modello garantisca meglio questo obiettivo.

Per i contribuenti, un taglio del canone potrebbe tradursi in un importo più basso da pagare direttamente.

Se la Rai riceve una compensazione pubblica equivalente, la spesa complessiva resta a carico dello Stato.

La differenza riguarda quindi il canale di finanziamento: meno canone diretto e più risorse trasferite attraverso il bilancio pubblico. L’effetto concreto dipenderà dal testo finale della riforma, dalle coperture individuate e dall’eventuale decisione del Governo di ridurre davvero l’importo del canone.