Riceviamo e pubblichiamo una nota di Donatella Merra:
“È notizia di questi giorni la pubblicazione, da parte del Consorzio di Bonifica, della manifestazione di interesse per l’eliminazione della vegetazione nell’area dell’invaso della diga del Rendina, operazione indispensabile per avviare gli interventi di ripristino dell’infrastruttura, finanziata con 110 milioni di euro dal Ministero nel 2024, come da noi fortemente richiesto presso le sedi competenti, non senza il superamento di numerose difficoltà, soprattutto da parte di chi non credeva più nel progetto o non aveva compreso fino in fondo come la crisi idrica potesse diventare, come poi è stato, un problema serio per il Vulture e per l’intera Basilicata.
Già nel 2021 avevo sollecitato l’avvio di queste attività, ottenendo lo stanziamento di risorse FSC e, dopo quattro anni, si giunge finalmente alla pubblicazione della manifestazione di interesse per la rimozione della boscaglia, fase preliminare ai lavori di ripristino dell’invaso.
Fa piacere constatare come le soluzioni individuate allora tornino oggi di attualità, con l’auspicio che le risorse stanziate nel 2022, in parte sul PNRR e in parte sui fondi nazionali, possano tradursi in interventi concreti, anche alla luce di un’emergenza idrica che le recenti condizioni meteorologiche hanno messo ancora di più in risalto.
Le precipitazioni degli ultimi mesi, soprattutto di questi giorni, avrebbero potuto garantire la messa in sicurezza, in vista della prossima stagione, dell’intero comparto agricolo. Così non è stato, l’acqua si è dispersa ed è andata sprecata, come dimostrano le immagini e le segnalazioni diffuse dai cittadini.
Resta dunque un dato che deve far riflettere, la nostra proposta avanzata nel 2021 per le attività di disboscamento, le risorse individuate nel 2022, oltre 110 milioni di euro destinati al ripristino dell’invaso, assentite poi nel 2024, e oggi, a distanza di quattro anni, siamo ancora a questo punto.
Ci auguriamo che ora però le cose vadano secondo il cronoprogramma, con la messa in esercizio dell’opera al 2028. Non ci sono più scusanti.
In oltre due decenni è mancata la volontà politica di intervenire per tempo, e non si possono attribuire responsabilità agli enti gestori quando gli indirizzi necessari ad attivare i processi dipendono esclusivamente da scelte politiche e strategiche.
Avere l’acqua non basta, occorre saperla conservare, proteggere e utilizzare a beneficio della collettività e delle attività produttive.
Con questo, l’auspicio è che sia finalmente la volta buona per la diga del Rendina, per gli agricoltori di Lavello e del Vulture e per tutta la Basilicata”.

































