Melfi, 4600 operai in cassa integrazione: “le politiche industriali di Stellantis stanno tradendo i territori che per decenni hanno garantito competenze, professionalità e stabilità”

Riceviamo e pubblichiamo una nota di Arnaldo Lomuti – Deputato M5S:

“Ho voluto con forza l’audizione in Commissione attività produttive, della camera dei deputati perché su Melfi si sta consumando una verità che non può più essere raccontata con mezze parole.

La crisi dell’automotive lucano non è un incidente di percorso, non è una flessione temporanea, è il risultato di scelte industriali precise e di un vuoto politico altrettanto preciso. E oggi, davanti ai dati ufficiali, non è più possibile fingere che si tratti di normali dinamiche di mercato.

Lo stabilimento di Stellantis a Melfi conta circa 4.600 dipendenti ed è in regime di cassa integrazione fino a giugno.

I nuovi modelli annunciati non bastano a saturare l’occupazione.

L’indotto è in sofferenza strutturale: PMC, Tiberina, Brose, Marelli. La logistica – Trasnova, Logitek, Tecnoservice – è sospesa tra proroghe e incertezze.

Questa non è una crisi isolata, è una filiera che si sta assottigliando sotto i nostri occhi.

E mentre accade tutto questo, la multinazionale riduce progressivamente il peso produttivo italiano e guarda altrove, investe fuori, apre stabilimenti in altri Paesi, chiede flessibilità qui e consolida altrove.

Questo è il punto politico che non può essere eluso: le politiche industriali di Stellantis stanno tradendo i territori che per decenni hanno garantito competenze, professionalità e stabilità.

Non si può chiedere sacrifici ai lavoratori italiani mentre si pianifica la crescita fuori dai confini nazionali.

Ma se questa è la responsabilità dell’azienda, altrettanto grave è la responsabilità politica. Il Governo guidato da Giorgia Meloni e il ministro Adolfo Urso parlano di sovranità industriale e di difesa della produzione nazionale, ma nei fatti non hanno messo in campo una strategia vincolante sulla filiera automotive.

Non esiste una regia unica sulla componentistica, non esistono strumenti capaci di condizionare realmente le scelte di una multinazionale che beneficia del sistema industriale italiano.

Si procede per tavoli frammentati, per proroghe, per gestione dell’emergenza. Questa non è politica industriale, è amministrazione del declino.

E poi c’è un’altra assenza che pesa come un macigno. I lavoratori di PMC e Tiberina sono da oltre cento giorni in tenda, giorno e notte, sotto la pioggia e nel freddo.

Non è una mobilitazione simbolica, è una resistenza reale, fatta di persone che difendono il proprio futuro.

E in tutto questo tempo il presidente della Regione Vito Bardi non ha mai ritenuto di dover essere presente a quei presidi, non ha mai sentito il dovere istituzionale di sedersi accanto a chi sta perdendo certezze e reddito. L’assessore alle attività produttive Francesco Cupparo continua a parlare di programmazione e strumenti, ma la programmazione industriale su Melfi non si vede, non si tocca, non si misura.

Non è solo una questione di presenza fisica, è una questione di responsabilità politica. Quando un territorio entra in crisi strutturale, chi governa non può limitarsi a osservare o a rilasciare dichiarazioni di circostanza. Deve pretendere garanzie, deve costruire alleanze istituzionali, deve incalzare Governo e azienda.

Qui, invece, si registra una distanza preoccupante tra il livello di attenzione nazionale e l’atteggiamento regionale.

Ho voluto questa audizione per rompere il silenzio e per dire che Melfi non è un problema locale ma un banco di prova per la credibilità della politica industriale italiana. Se accettiamo che un polo strategico del Mezzogiorno venga progressivamente svuotato, se normalizziamo l’idea che la cassa integrazione possa diventare lo stato permanente di migliaia di lavoratori, allora stiamo accettando un modello di Paese che arretra.

Io non lo accetto. Continuerò a incalzare il Governo perché apra un unico tavolo nazionale sulla filiera della componentistica, continui a pretendere da Stellantis impegni vincolanti su volumi e carichi di lavoro, continui a denunciare l’inerzia della Regione Basilicata che resta distante da una delle crisi più importanti degli ultimi anni. Perché qui non è in gioco solo una fabbrica.

È in gioco l’idea stessa di politica industriale, ed è in gioco la dignità di chi oggi dorme in una tenda mentre chi governa resta altrove”.