L’articolo 187 del Codice della strada fa ancora parlare di se.
Dopo la riscrittura nel 2024 che eliminava il riferimento allo “stato di alterazione psico-fisica”, la nuova formulazione non è incostituzionale, ma può colpire penalmente solo chi si mette alla guida in condizioni tali da creare un pericolo per la sicurezza della circolazione.
È il perimetro fissato dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 10/2026, depositata il 29 gennaio 2026.
Come si apprende da today fino alla riforma, l’art. 187 puniva chi guidava “in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto” sostanze stupefacenti.
La legge 25 novembre 2024, n. 177 ha invece soppresso quell’inciso.
La Corte costituzionale ne ha ricostruito il senso: nel 2024, il legislatore ha eliminato il requisito dell’alterazione “in considerazione delle difficoltà di prova riscontrate nella prassi”, con l’effetto che la norma oggi punisce la guida “dopo aver assunto”.
Il rischio è quello di punire anche a mesi di distanza dall’assunzione.
Nella sentenza, uno degli esempi usati per descrivere il timore di una norma “senza confini” è esplicito: in assenza di delimitazione temporale, si arriverebbe al paradosso di punire chi avesse assunto stupefacenti “a 18 anni” e guidasse “a 60 anni”.
Secondo il comunicato della Corte, i rimettenti temevano proprio questo effetto espansivo: punire “anche giorni, settimane o mesi prima”, con esiti “irragionevoli e sproporzionati” e possibili disparità rispetto alla guida in stato di ebbrezza.
La Corte non cancella la riforma, ma la “lega” a un’interpretazione costituzionalmente conforme: “l’area della rilevanza penale” va limitata alle ipotesi in cui la guida avvenga entro un lasso temporale in cui sia “ragionevole presumere” che le sostanze siano ancora in grado di produrre un effetto di alterazione tale da incidere sulla capacità di guida e creare “un pericolo significativamente superiore” a quello di ogni condotta di guida.
Da qui le conseguenze sui controlli: “non occorrerà più dimostrare” l’alterazione psico-fisica effettiva, ma sarà necessario accertare nei “liquidi corporei” quantitativi che, “per qualità e quantità risultino generalmente idonee a determinare in un assuntore medio un’alterazione” e quindi a ridurre le capacità di controllo del veicolo.
Non basta dunque la mera traccia: occorre comunque una presenza della sostanza “idonea” ad alterare le capacità “in un assuntore medio”, così da creare pericolo.
”Apprendiamo con stupore e forte preoccupazione il contenuto del comunicato stampa diffuso oggi dalla Corte costituzionale sull’articolo 187 del Codice della strada, nella formulazione introdotta dalla riforma voluta da Matteo Salvini.
Siamo di fronte ad una Consulta che normalizza calpestare principi cardine del nostro ordinamento”.
Lo dichiarano in una nota Filippo Blengino, segretario di Radicali italiani, e l’avvocato Marianna Caiazza.
“Secondo la Corte, la norma non sarebbe incostituzionale nella misura in cui la punibilità della condotta di guida dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti presupporrebbe comunque l’accertamento di una effettiva incapacità alla guida, non più attraverso una valutazione medica, come avveniva prima della riforma, ma mediante analisi tossicologiche, in particolare del sangue.
Una conclusione che lascia interdetti.
La Corte sceglie di non dichiarare l’incostituzionalità di una disposizione oggettivamente sproporzionata, che viola principi cardine dell’ordinamento costituzionale, a partire dal principio di offensività, dal principio di proporzionalità e dal divieto di punire condotte meramente astratte o presunte”.
“Più che un giudizio, quello della Consulta sembra un pre-giudizio su una legge che numerosi giuristi hanno già definito illiberale e irragionevole.
A oggi non esistono linee guida, né soglie condivise, né protocolli normativi che consentano di stabilire quando la presenza di una sostanza nel sangue corrisponda a una reale alterazione della capacità di guida, come invece avviene da decenni per l’alcol.
Per queste ragioni, a partire dalla prossima udienza fissata per aprile, nel processo per la disobbedienza civile promossa proprio contro l’articolo 187, andremo avanti nella nostra battaglia.
Siamo pronti a percorrere tutte le strade giudiziarie, anche oltre i confini nazionali, per abbattere una norma ingiusta, e a promuovere, se necessario, nuove forme di disobbedienza civile.
La battaglia contro questa riforma non si ferma oggi. Oggi, semmai, ricomincia”, concludono Blengino e Caiazza.
Nel periodo compreso tra dicembre 2024 e dicembre 2025, primo anno di entrata in vigore della riforma, gli incidenti mortali sono diminuiti del 7 per cento e le vittime di quasi il 9 per cento.
Le statistiche arrivano dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, intervenendo al question time al Senato.
Secondo i dati Istat, gli incidenti con lesioni a persone risultano in calo dell’1,3%, i feriti dell’1,2% e le vittime entro il 30 giorno del 6,8%. ‘Parliamo di circa 1.000 incidenti e 1.338 feriti in meno, e di 96 vite salvate’, ha sottolineato Salvini.
Parallelamente, ha aggiunto il ministro, è stato riordinato il settore degli autovelox: il decreto del 12 aprile 2024 ‘ha fissato criteri chiari per l’installazione, con verifiche prefettizie’, e la piattaforma nazionale di censimento ha consentito un quadro trasparente dei dispositivi in uso.
“A fronte di circa 11mila autovelox informalmente rilevati al mio insediamento – ha spiegato Salvini – quelli oggi registrati e legittimi sono 3.865, di cui solo il 29% gia’ conforme ai requisiti di omologazione, in via di definizione con il nuovo decreto che conto di inviare entro questa settimana a Bruxelles.
Meno multe a sorpresa e più’ sicurezza”, ha concluso Salvini, ribadendo che ‘i dati confermano che siamo sulla strada giusta’.

































