IL NUOVO VESCOVO DI MELFI-RAPOLLA-VENOSA HA SVELATO IL SUO STEMMA! SI TRATTA DI UN…

Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

  • uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
  • una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
  • un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
  • un cartiglio inferiore, con estremità bifide, recante il motto scritto abitualmente in nero.

Nel caso di monsignor Ciro Fanelli, nuovo vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa,  si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo

“Troncato d’azzurro e d’argento: nel primo all’ombra di sole d’oro caricata del trigramma IHS di nero; nel secondo d’argento, al libro aperto al naturale caricato di una fiamma di rosso, alla bordura dello stesso caricata di dodici stelle (7) d’oro”.

Motto: OMNIA PROPTER EVANGELIUM (1Cor 9, 23)

In occasione della nomina a Vescovo di Melfi-Rapolla-Venosa, Mons. Fanelli per il proprio motto episcopale ha scelto queste parole tratte dalla Prima Lettera dell’Apostolo Paolo ai Corinzi, laddove lo stesso identifica nel Vangelo l’unico strumento e fine della propria attività di evangelizzatore, concetto che è parte integrante del programma pastorale del nuovo Vescovo.

Interpretazione dello stemma

Nella parte alta dello stemma campeggia un sole con il trigramma IHS, IESUS HOMINUM SALVATOR, Gesù salvatore degli uomini. Tale simbolo è conosciuto con la dicitura di sole eucaristico in quanto, da sempre, il concetto della luce come identificazione del divino ricorre più volte nella Sacra Scrittura, come nel Benedictus: “…per cui verrà a visitarci a visitarci un sole dall’alto…” (Lc 1,78). Una concettualità che fin da tempi antichi è ripresa in ambito liturgico attraverso le fattezze dell’ostensorio, sorta di reliquario a forma di sole raggiante, che racchiude l’Ostia consacrata nelle celebrazioni e processioni eucaristiche.

A tal proposito è degno di menzione il riferimento al Congresso Eucaristico della Diocesi di Lucera-Troia, diocesi di origine del Vescovo, del 2004. In tale occasione venne effettuato un approfondito studio sugli ostensori custoditi nel museo diocesano e nelle chiese del luogo che sfociò in una dotta pubblicazione a riguardo. Lo sfondo del sole è azzurro, colore simbolo della incorruttibilità della volta celeste, delle idealità che salgono verso l’alto; rappresenta il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio.

Nella parte bassa dello scudo troviamo il libro del Vangelo aperto su cui poggia una lingua di fuoco: è qui chiaro il riferimento al motto che sintetizza che tutto si incentra nel Vangelo; il Vangelo, la Parola rivelata è lo strumento di salvezza che Gesù annuncia e la fiamma richiama lo Spirito Santo che ravviva in noi la Fede come avvenne il giorno di Pentecoste per gli Apostoli e Maria. Queste figure poggiano sull’argento, colore simbolo della trasparenza, quindi della Verità e della Giustizia, doti fondamentali che devono corredare quotidianamente lo zelo pastorale del Vescovo.

Lo scudo araldico è racchiuso da una “bordura” rossa, “caricata” con dodici stelle d’oro, chiaro riferimento alla Madonna come identificata nella Donna dell’Apocalisse: “…una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo…” (Ap 12,1). La bordura è in rosso, il colore della Carità, dell’amore, del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a versare il proprio sangue. Il martirio sublime di Gesù che ha Maria, la madre del Salvatore, come testimone diretto, una testimonianza su cui si articolerà la Chiesa dei primi Apostoli.

Ecco di seguito lo stemma del vescovo Ciro Fanelli.