A VENOSA IL NOSTRO RICERCATORE MARCELLO D’AMELIO CHE HA SCOPERTO LE CAUSE DELL’ALZHEIMER! LE FOTO

Nell’aula magna dell’ I.I.S.S. “Quinto Orazio Flacco” si sono festeggiati i 25 anni dell’A.V.O. (Associazione Volontariato Ospedaliero) di Venosa alla presenza del prof. Marcello D’Amelio originario di Montemilone, ex studente del Liceo Classico oraziano, che a capo di un’equipe medica, presso il campus Bio-medico di Roma, ha scoperto le cause dell’Alzheimer.

Tanta gente presente, il vescovo emerito don Rocco Talucci, le A.V.O di Rionero, Melfi, Lagonegro, i consiglieri regionali Carmine Catelgrande e Gianni Leggieri. A coordinare i lavori la dott.ssa Giusy Conte, presidente del “Filo di Arianna” che si occupa della Terza Età ed Alzheimer.

Gli studenti del liceo musicale di Venosa, in apertura e chiusura dell’evento, hanno eseguito alcuni brani musicali, con arrangiamenti dei professori Lisena e Farina.

A portare i saluti la dirigente scolastica del Quinto Orazio Flacco prof.ssa Mimma Carlomagno:

“È un grande piacere vedere una sala gremita per un incontro sui valori dell’umanità alla presenza del dott. D’Amelio, ex studente di questa scuola, che attraverso il sapere e la cultura, ha saputo scoprire le cause sulle malattie dell’Alzheimer”.

La presidente A.V.O. di Venosa, prof.ssa Lina Cammarota, ha spiegato le ragioni di questa associazione:

“Il volontariato serve a dare quel calore umano e maggiore vicinanza al paziente. In un anno abbiamo dato 4200 ore di sostegno a questi ammalati, sia in strutture ospedaliere, che in quelle private. In 25 anni si sono avvicendati centinaia di volontari dando un valido contributo alla cultura della solidarietà”.

La prof.ssa Rosa Torciano, già Preside del Liceo Classico di Venosa, dirigeva la scuola quando era studente il prof. Marcello D’Amelio e con emozione, ha ricordato:

“Non lo vedevo da 25 anni, non accade spesso che un ex alunno torni nella scuola dove ha studiato, in qualità di docente universitario. Dell’Alzheimer sappiamo ancora poco, la scuola non è quella che ricicla il sapere, ma è quella che apre la mente, è quella dei buoni maestri. Marcello ne ha fatto tesoro. Auguri per la tua carriera”.

Carmela Sinisi, assessora alla cultura Comune di Venosa, ha portato i saluti del Sindaco, Tommaso Gammone, ed ha esaltato l’importanza del volontariato. Il presidente del consiglio regionale Francesco Mollica ha posto l’attenzione della Regione verso le strutture che curano gli anziani:

“Della malattia dell’Alzheimer in Italia ne soffrono 500 mila persone, ed aver aperto una struttura del genere presso l’ospedale di Venosa, è stata una scelta oculata. Un ruolo importante lo svolge l’A.V.O. con il volontariato stando vicino a chi soffre ed è solo”.

La presidente regionale A.V.O. Natalia Lucia ha ricordato il ruolo sociale di queste associazione in Italia che opera con 25 mila volontari:

“Che rappresentano un lievito, portatori di gioia che seminano speranza. Sono profeti di una umanità diversa, accolgono il mistero degli altri, promuovendo il servizio del bene comune”.

Il prof. Marcello D’Amelio nel suo intervento, con l’ausilio di diapositive, ha detto:

“L’Alzheimer non è una malattia ereditaria, solo il 5% della popolazione viene colpita. Vivendo in una città come Roma, l’anziano è costretto a subire, inevitabilmente, un ritiro sociale, poco impegnato nella stimolazione neuro-sensoriale, questo modo di vivere, sviluppa malattie degenerative, come l’Alzheimer. La causa deriva da formazioni di placche nel cervello. La nostra ricerca ha identificato un’area del cervello che degenera precocemente, con la diminuzione del numero dei neuroni. L’esordio della malattia è piuttosto subdolo ed è difficile diagnosticarla. Le terapie di oggi curano solo alcuni sintomi della malattia.Gli anticorpi non riescono ad arrestare i processi degenerativi della malattia. Al momento abbiamo scoperto delle diagnosi, il paziente avverte alterazioni comportamentali, come poco sonno, ansia, apatia e ritiro sociale (presenti sia all’inizio che alla fine della malattia).

A partire da queste indicazioni nel 2015 abbiamo seguito i disturbi cognitivi e comportamentali dei pazienti, abbiamo notato che sono sovrapposti, identificando come quell’area del cervello degenera a causa della diminuzione del numero dei neuroni. Attualmente non ci sono farmaci che rallentano la malattia dell’Alzheimer. Attraverso uno studio sulla interazione sociale e fisica, durato 7 mesi, abbiamo avuto dei risultati interessanti: il recupero della funzione cognitiva, rallenta i processi degenerativi. Il ruolo della scuola, della famiglia, della società è importante nei riguardi dell’anziano, per dargli quel giovamento sociale e quei valori che si stanno perdendo, e che non sia solo un portatore di voti”.

Tra i presenti un compagno di classe degli studi classici del dott. D’Amelio, Tempo Petrelli, correva l’anno scolastico 1992-93, che lo ha ricordato così:

“Marcello era un ragazzo solare sempre attento e rispettoso, un compagno e amico con un’attitudine allo studio trainante. Non era un “secchione” non lo era nessuno nella nostra classe, abbiamo avuto solo una grande fortuna: docenti che ci hanno insegnato ad amare lo studio e la conoscenza”.

Il dott. G. Bochicchio, direttore generale ASP Basilicata, ha ringraziato il prof. Marcello D’Amelio per questo importante contributo dato alla medicina con la scoperta delle cause sull’Alzheimer.

Di seguito le foto della manifestazione.