A MELFI C’È UNA NUOVA MOSTRA ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE: ECCO LE FOTO IN ANTEPRIMA

Inaugurata lo scorso 8 Novembre presso Palazzo Donadoni a Melfi, la mostra “Finis Terrae” dell’artista romano Mauro Magni curata da Raffaele Nigro promette di essere una delle grandi novità di questa stagione culturale.

Una boccata d’aria di arte contemporanea, di estro e di visioni che hanno il sapore della qualità artistica, quella vera.

E se “Finis Terrae” era il confine invalicabile, la Gibilterra oltre la quale finiva il mondo, nelle opere di Magni possiamo allora tentare di vedere cosa c’è oltre, di interrogare l’abisso e provare – magari – a ritrovare ciò che è andato perduto.

C’è una verticalità indiscussa che parte dalla montagna, passa per Babele e arriva all’esplosione fiammeggiante del vulcano.

La geometria di Cézanne in La montagna Sainte-Victoire riecheggia nel Trittico di Rocca Romana all’ingresso della mostra: muto ma austero, il colosso naturale cova un sentimento non ancora sciolto, enigmatico e al tempo stesso intrigante, quasi onirico.

C’è un percorso studiato che il visitatore è “vincolato” a compiere, un’iniziazione che si spiega nella scalata – mai facile – verso la cima.

E se la scalata non ha il proposito di Petrarca sul Monte Ventoso, ecco pronta la torre di Babele, biblico simbolo del caos e della punizione divina verso la superbia umana. Una Babele che talvolta è cubica, altre volte a spirale.

Resta il concetto, probabilmente derivato dalla natura, dell’elevazione verso l’alto. Prima c’erano gli alberi, poi Babele, oggi i grattacieli.

Le composizioni che talvolta ricordano i nervosismi cromatici e segnici di Burri, Franz Kline e Bacon, non concedono quasi mai una visione pacificata e preludono a qualcos’altro. Ed è qui che la vibrante ricerca dell’artista si mostra in tutta la sua originalità.

Una ricerca che prosegue geograficamente tra la dolcezza del Lago di Bracciano e i dorsali appenninici laziali. Magni infatti, originario di Roma, vive a Trevignano Romano considerato il punto cruciale dell’esplosione artistica. Un’arte che nasce sì con lui ma che ha il pieno travolgimento nel momento in cui la riflessione esistenziale incontra il silenzio, tutto da svelare, della montagna. Al chiasso della metropoli si sostituisce l’eremetismo della campagna, nella quale indagare i “mali” del nostro tempo.

È quasi scontata – ma non riduttiva – la consonanza della mostra con il nostro Monte Vulture, punto di riferimento per migliaia di abitanti.

Dopo quelle di Guerricchio e Festino, continuano così i cicli di esposizioni temporanee promosse dall’Assessorato alla cultura.

La mostra di Magni è visitabile fino al 3 Dicembre 2017 dal Lunedì al Venerdì dalle ore 17:00 alle 20:00 e il Sabato e la Domenica dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00.

È questa la direzione giusta da compiere per espandere a Melfi l’arte senza confini.

Di seguito le foto scattate durante l’inaugurazione.